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Riportiamo l'articolo dell'Avv. Giovanna Stumpo pubblicato sul sito www.mondoprofessionisti.it

Vincere la crisi non è facile

di Giovanna Stumpo (Avvocato del Foro di Milano, pubblicista, esperta in organizzazione e management dello studio legale)

Soprattutto per gli Studi unipersonali e quelli più strutturati ma di dimensioni piccole e medie; che devono far fronte alla concorrenza, al mercato globalizzato, alle posizioni dominanti degli Studi multidisciplinari di derivazione straniera (nel caso legale, le c.d. Law firm). Ed invero, il modello di Studio che si sta sempre più affermando anche nello scenario forense nazionale, è di grandi dimensioni; è pensato per coprire una vasta gamma di competenze; intende offrire al cliente, una consulenza di tipo globale. In tal senso, in questo modello di Studio, la struttura si compone di una pluralità di professionisti di diversa estrazione e competenza professionale, ciascuno con un proprio nutrito gruppo di collaboratori in affiancamento a personale paralegale e di Segreteria “in condivisione”, oltre al commercialista e all’amministrazione di Studio, e in alcuni casi, anche lo Studio notarile. Perché la logica seguita da queste strutture che assomigliano a vere e propri imprese, è quella di raggruppare sotto un “tetto comune” tutte le professionalità con il loro specifico expertise e la loro tipica area di specializzazione; così da dare allo Studio sia la possibilità di offrire la più ampia gamma di servizi legali sul mercato, sia la forza per “dominare” sullo stesso, in virtù dell’apporto “sinergico” derivante proprio dalla coesistenza di una pluralità di figure professionali che ricoprono diverse branche di specializzazione all’interno di un’unica struttura (le c.d. aree di practice/ i dipartimenti di Studio). Il tutto, è spesso accompagnato anche dalla scelta di figure di riferimento con compiti di gestione interna; quale ad es. è il Managing Partner dello Studio, a cui si richiede di coordinare e gestire le risorse, per tramite di una attenta definizione di ruoli, competenze e metodologie di organizzazione e controllo del lavoro, oltrechè con l’ausilio di dotazioni informatiche all’avanguardia capaci di garantire un’ordinata gestione dei dati e delle informazioni all’interno dello Studio, e altresì di dialogare con il cliente in modo rapido ed efficiente; la qual cosa rende tali realtà operative, capaci di contrastare la concorrenza di quegli altri Studi, che per dimensioni, modalità di lavoro ed assetto organizzativo non sono in grado di offrire la stessa ampiezza di gamma di prodotto/servizio, ovvero di offrirlo al cliente, con modalità strutturate e quindi, anche a costi più competitivi. Che fare dunque, se si è uno Studio legale di stampo tradizionale, e non si dispone, almeno per il momento delle risorse finanziarie necessarie ad ampliare la “filiera” dei professionisti e ad affrontare una “rivoluzione” di tipo organizzativo strutturale, con personale appositamente dedicato? Quale può essere una strategia per rimanere nel mercato? Una soluzione può essere quella di mantenere il proprio assetto interno ed il proprio “posizionamento sul mercato”, azionando tuttavia specifiche leve che consentano al contempo di “estenderlo ed ampliarlo”; sfruttando i canali esterni allo Studio e le nuove tecnologie. In tal senso, un primo strumento di “espansione” deriva dall’”associazionismo” ossia dallo sviluppo di contatti e relazioni che i professionisti dello Studio ed in particolare i vertici dello stesso possono pensare di sviluppare, creando connessioni con colleghi di altri Studi o mediante l’adesione ad associazioni professionali di categoria e non. Sfruttando la capacità relazionale e comunicativa dei suoi componenti, lo Studio legale può cioè creare nuove opportunità di incontro, e momenti di relazione conviviale, per creare situazioni di contatto, di incontro, di possibile sviluppo di business. Una formula, in un certo senso “avanzata” dell’associazionismo, deriva poi dal c.d. networking (letteralmente “lavoro in rete”) ossia dalle possibilità che derivano allo Studio dalla rete di relazioni che esso può scegliere di attivare, per l’erogazione dei servizi in senso allargato ed oltre i confini della sua specifica territorialità, mediante contatti, sinergie e relazioni con altri Studi situati altrove a livello nazionale, internazionale o sul web; ma tuttavia ad esso esternamente collegati, mediante “la rete”. Alla base del networking è prima di tutto l’organizzazione di un canale di comunicazione sicuro tra il proprio Studio e quelli in un certo senso “satelliti e periferici” (al proprio), oggi reso più semplice dalle nuove tecnologie - in particolare dal web e da Internet. Ecco perché è prioritario investire in SW di gestione, dotazioni informatiche, connessioni ad internet, sistemi di video-conferenza ecc.. La finalità del networking, è infatti quella di garantire un posizionamento aggiuntivo allo Studio, che gli deriva dal net; sfruttando i vantaggi derivanti da un sistema organizzativo integrato all’esterno, ove più realtà organizzative si coordinano, pur mantenendo ciascuna la propria individuale specificità. Con l’associazionismo in rete è infatti possibile mettere in piedi un sistema più capillare di penetrazione del mercato, che viaggia in “parallelo” a quello già praticato dallo Studio, individualmente sul proprio territorio. Ed estendere l’offerta, in modo analogo a come già viene fatto dagli Studi più grandi.

Stefano
BASSARELLI

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